Il segreto per un divano che dura

Come pulire il divano senza rovinarlo

Può capitare di versare qualcosa sul divano. Poi cerchi online come rimediare, trovi 10 soluzioni tutte diverse, ne scegli una e segui le istruzioni. Ed ecco che al posto della macchia ti ritrovi con un alone più grande della macchia stessa.
Forse le istruzioni non erano neppure sbagliate, ma erano per un tessuto diverso dal tuo.
Su internet trovi centinaia di guide che ti spiegano come pulire il divano. Ma non sempre specificano a quale materiale si riferiscono. Pelle, ecopelle, cotone, poliestere,… per ognuno occorre utilizzare un metodo diverso.

L’etichetta di manutenzione

Ogni divano ha un’etichetta di manutenzione. Di solito è cucita sotto uno dei cuscini di seduta, a volte sul fondo della struttura. Sopra c’è una lettera, o due. Sono queste:
W — puoi usare detergenti a base d’acqua.
S — solo solventi specifici. Niente acqua.
WS (o SW) — vanno bene entrambi, con moderazione sull’umidità.
X — niente liquidi di nessun tipo. Solo aspirapolvere e spazzola morbida.
Il problema solitamente è che le persone non sanno dell’esistenza dell’etichetta o non sanno come interpretarla.
Per questo è nostra cura indicare innanzitutto il tessuto scelto e poi il tipo di manutenzione previsto dal produttore. Così non avrai nessun dubbio e potrai tenere curato il tuo divano.

I tre errori che si commettono più spesso

Il più comune è bagnare troppo con l’acqua. Più acqua non significa sempre più pulito.
Il rivestimento è la parte che vedi, ma sotto c’è l’imbottitura. Se l’acqua supera il tessuto e arriva lì dentro, l’asciugatura sarà difficile. E da qui iniziano problemi con cattivi odori e muffa.
Il panno va quindi sempre strizzato fino a essere appena umido. Il detergente si mette sul panno, mai direttamente sul divano. Si lavora una piccola zona alla volta.
Il secondo è lo strofinamento. Questo può spostare lo sporco e spingerlo in profondità nelle fibre. Sul velluto il danno si vede subito, sui tessuti a trama fitta si vede dopo qualche settimana quando quella zona resta più lucida delle altre.
Bisogna invece tamponare. E si tampona partendo dal bordo esterno della macchia andando verso il centro, altrimenti la allarghi.
L’ultimo è il peggiore perchè è il classico rimedio che tramanda la nonna e che quindi dovrà per forza funzionare: il mix bicarbonato e aceto. Su molti tessuti funzionano per davvero, ma non su tutti.
L’aceto è acido, il bicarbonato è leggermente abrasivo. Su un tessuto pregiato la reazione con i coloranti usati in tintura può essere imprevedibile: il rischio non è che non pulisca, è che scolorisca in modo irregolare. Sulla pelle e sull’ecopelle il discorso cambia ancora. Un tessuto è una trama di fibre, e se sbagli te ne accorgi subito, perché l’alone compare appena asciuga. La pelle invece è una superficie con sopra una finitura e una tintura superficiale. Il bicarbonato, strofinato, porta via proprio quello strato. L’aceto ne aggredisce la protezione. Quello che ottieni non è una macchia nuova, è una zona che perde brillantezza e resta più opaca del resto, e che senza protezione si secca prima.
Se decidi di usare questi metodi, fai un test su una zona nascosta.

I tre rivestimenti più utilizzati

Se il divano è sfoderabile hai la vita più facile. Passa l’aspirapolvere prima di sfilare le fodere, così briciole e peli non finiscono in lavatrice, poi segui l’etichetta della fodera come faresti con un capo di abbigliamento: ciclo delicato, temperatura bassa, niente asciugatrice, niente sole diretto, niente termosifone. La fodera va rimessa quando è ancora leggermente umida, perché asciutta del tutto diventa difficile da riposizionare. Se invece non è sfoderabile lavori solo in superficie, con pochissima acqua: detergente neutro molto diluito in acqua tiepida, panno strizzato bene, una zona piccola alla volta tamponando, e un secondo passaggio con un panno inumidito di sola acqua per togliere il residuo. Poi apri le finestre, perché prima asciuga e meno rischi l’alone. Su pelle ed ecopelle serve la mano più leggera di tutte: panno morbido appena umido, al massimo una punta di sapone delicato, asciugatura immediata e attenzione alle cuciture a vista, che sfregate cedono prima del resto. Niente candeggina, niente solventi, niente acqua calda e soprattutto niente vapore, perché il calore è quello che rovina la pelle più in fretta. L’ecopelle in più teme la luce diretta, che col tempo ne altera il colore.

Alcuni esempi di macchie

Vale una regola generale che conta più di tutte le altre: prima intervieni, meglio va. Una macchia fresca va tamponata subito.
Con i liquidi la prima mossa è sempre assorbire, mai spingere. Sul vino rosso tampona con un panno asciutto e poi copri la zona di sale, che assorbe. Quando ha finito, aspira. Su caffè, tè e succhi la logica è la stessa: prima tamponi, e solo dopo, se l’etichetta è W o WS, passi con acqua tiepida e una punta di sapone neutro.
Le macchie di unto e di grasso funzionano al contrario e vanno affrontate a secco. Acqua e detergente all’inizio non fanno che spargerle. Copri la macchia di bicarbonato o di amido di mais, lascia agire qualche ora perché la polvere assorba il grasso, poi aspira. Se restano dei residui, si passa infine con un detergente.
Cioccolato e gomma da masticare si tolgono con il freddo. Metti del ghiaccio in un sacchetto sopra la macchia e aspetta che indurisca: a quel punto si stacca in un pezzo solo, senza sbriciolarsi nelle fibre.
L’inchiostro di penna solitamente si tampona con un cotton fioc imbevuto di alcol denaturato, ma testa su una piccola zona prima di procedere perchè l’alcol scioglie anche i coloranti del tessuto. Sulla pelle è un intervento da evitare del tutto.
Le macchie di urina di cane o gatto sono l’unico caso in cui serve un prodotto specifico: un detergente enzimatico, che scompone i residui organici invece di limitarsi a lavarli. Aceto, bicarbonato e detersivo per piatti coprono l’odore per qualche giorno. L’animale però continua a sentirlo, e tende a tornare nello stesso punto.

L’importanza della decisione iniziale

Tutto quello che hai letto fin qui dipende da una decisione presa a monte, nella scelta del divano.
È l’aspetto a cui i clienti pensano di meno al momento dell’acquisto, ma la difficoltà di manutenzione è una delle prime cose a cui si va incontro in seguito all’acquisto.
La sfoderabilità è la variabile che pesa di più. Un divano completamente sfoderabile ti permette di togliere il rivestimento e lavarlo, invece di lavorare in superficie sperando di non lasciare segni. È il motivo per cui, se in casa ci sono bambini o animali, la consigliamo quasi sempre.
Tra i modelli che trovi nei nostri showroom, Matrix di Samoa Divani è completamente sfoderabile nella versione in tessuto ed è disponibile anche in ecopelle, con una struttura modulare che si adatta a metrature diverse. Glammy, sempre di Samoa Divani, è anch’esso completamente sfoderabile e si può rivestire in tessuto o in ecopelle.
Su Graffiti di LeComfort i rivestimenti in tessuto o in texil sono completamente sfoderabili, una scelta pensata proprio per rendere più semplice la manutenzione. Luis, dello stesso marchio, è sfoderabile e personalizzabile nelle configurazioni.
Puoi vedere tutte le proposte nella sezione divani del catalogo.
Se stai valutando un divano nuovo e vuoi capire quale rivestimento possa essere il migliore per la tua casa, vieni a parlarne con i nostri arredatori. La consulenza in showroom è gratuita e senza impegno.

FAQ – Domande frequenti

Si può pulire il divano con il vapore? Dipende dal rivestimento. Sui tessuti compatibili il vapore leggero funziona bene, ma va usato su piccole aree per volta e senza insistere, per evitare che l’umidità raggiunga l’imbottitura. Sulla pelle e sull’ecopelle è da escludere: il calore le danneggia. Se l’etichetta riporta S o X, non usarlo.
Ogni quanto va pulito il divano? Aspirapolvere una volta a settimana, insistendo nelle fessure e sotto i cuscini. Una pulizia più accurata ogni sei mesi circa, più spesso se il divano è molto usato o se in casa ci sono animali.
Il bicarbonato rovina il divano? Non sempre, ma può. Ha una leggera azione abrasiva e su alcuni tessuti può interagire con i coloranti. Prima di usarlo controlla l’etichetta e fai una prova su una zona nascosta.
Posso lavare la fodera in lavatrice? Se il divano è sfoderabile, in genere sì, seguendo l’etichetta della fodera. Ciclo delicato, temperatura bassa, niente asciugatrice se non espressamente indicato. Rimetti la fodera quando è ancora leggermente umida.
Come si tolgono gli aloni già formati? Gli aloni nascono da un’asciugatura irregolare. A volte si attenuano inumidendo in modo uniforme tutta la sezione interessata e lasciando asciugare all’aria in ambiente arieggiato. Se non funziona, serve un intervento professionale: insistere in casa peggiora quasi sempre la situazione.